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Ice & Fire
Nuovi orizzonti e collaborazioni per il festival estivo che a Trento da oltre
due decenni esplora la musica etnica e di tradizione. Nel calendario 2009 si
contano quattordici concerti, in un percorso a tappe che ha l’obiettivo di
aggiungere, ogni anno, nuovi stimoli e punti di vista. Ma ci sono anche sei
serate a base di cinema documentaristico, filmati preziosi che offrono
informazioni e spunti di riflessione non facilmente accessibili. Per questo in
particolare è doveroso il ringraziamento per la collaborazione a Religion Today,
Cinformi, Associazione Multi Culti, Chinh India-Italia, Rai Tre bambini e
ragazzi.
Per chi sa cogliere la ricchezza delle storie e dei percorsi artistici che
presentiamo, il festival è veramente l’occasione per viaggiare verso i più
lontani angoli del mondo: dai Paesi Baltici all’Africa, dal Mediterraneo alla
Siberia, dagli Stati Uniti alla Mongolia, dalla Bulgaria all’India. La
“scoperta” è che anche tra i popoli e le culture che vengono dal freddo,
rappresentati dai gruppi finlandesi, russi e mongoli, risaltano la forza,
l’energia, la passione.
In questo dualismo “Ice & Fire” ci pare che in qualche modo si ricompongano
l’ambiente e lo spirito vitale della musica in ogni parte del pianeta, il rigore
e la disciplina con la passione e l’impegno civile e culturale.
L’apertura e la chiusura del festival vedranno protagonisti due gruppi
finlandesi, recentemente saliti alla ribalta della world music europea con
produzioni discografiche di eccellenza e formidabili esibizioni live. Si tratta
di “Sväng” un originale quartetto di armoniche a bocca che reinventa l’uso di
questo piccolo strumento attraverso una qualità tecnica e un repertorio inusuale
e di “Tsuumi Sound System”, formazione di culto che ha catturato l’attenzione
anche del pubblico più giovane.
Rilevante è poi la presenza femminile che spinge il nostro sguardo verso l’Asia
e l’Africa. Ci saranno le voci bulgare “Eva Quartet” e l’ensemble “Hulan” dalla
Mongolia, con gli strumenti caratteristici di questa cultura ma anche con
momenti di danza acrobatica ispirata all’iconografia religiosa. Grande attesa e
curiosità per “Ayarkhaan” il trio di donne proveniente dalla Repubblica di Sakha,
ovvero la regione russa della Yakutia, l’estremità più lontana dell’Asia, che
testimoniano di una cultura fortemente improntata alla tolleranza e al rispetto
della natura e musicalmente caratterizzata da una vocalità particolare, legata
ad una spiritualità sciamanica. Ma non meno interessante si presenta il concerto
di “Saba”, una splendida ragazza nata a Mogadiscio in Somalia, da madre etiope e
padre italiano, che con un recente CD “Jidka-The Line” pubblicato da World Music
Network (nda: una delle più importanti etichette del genere world) si è imposta
a livello internazionale con un progetto che intreccia cultura africana ed
europea.
Quattro appuntamenti sono dedicati al nostro paese:“Enerbia” ovvero una nuova
sintesi dei canti e delle danze dell’Appennino piacentino con in primo piano il
binomio piffero-fisarmonica; “Sancto Ianne”, ensemble del Sannio beneventano da
taluni considerato l’erede della Nuova Compagnia di Canto Popolare; “Mascarimirì-Tradizionale”,
un nuovo progetto sulla vocalità del gruppo salentino protagonista di quel
prepotente fenomeno di rinascita di un interesse di massa per la pizzica;
inoltre una graditissima presenza sarà quella di Otello Profazio, calabrese di
Rende, classe 1934, chiamato il principe dei cantastorie, un monumento della
canzone popolare meridionale e un testimone privilegiato fin dagli anni
cinquanta di un pezzo di storia italiana.
Completano il cartellone il gruppo corso “Zamballarana”, un’intrigante proposta
tra polifonia e musica mediterranea, la famiglia “Tekameli”, noti come i Gitani
di Perpignan, che presentano il loro ultimo CD sui canti sacri della tradizione
zingara ispano-francese e il musicista statunitense Bob Jones, un maestro del
bluegrass la musica nata nel Tennessee ad opera di Bill Monroe.
Un’attenzione tutta particolare merita la serata del 12 luglio, realizzata con
l’intervento dell’Assessorato provinciale alla solidarietà internazionale e alla
convivenza e del Cinformi. Sul palcoscenico musicisti italiani del gruppo “Nuove
Tribù Zulu” e musicisti indiani del Rajasthan in un progetto multimediale
chiamato “Nomadic Orchestra of the World”, un viaggio di contaminazione alle
sorgenti del popolo gitano, che rappresenta con colori ed emozioni intense e
spettacolari una ideale sintesi del messaggio che da anni il festival promuove.
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